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CENNI STORICI

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CENNI STORICI

 

 

 


I primi insediamenti nel territorio campionese, anteriori al IV sec. a.C., furono di popolazioni protoliguri, dominate dai Celti, che si stabilirono nell'area ticinese giungendo dall'Europa nord-occidentale.

 

 

Nel periodo romano è attestata la colonizzazione forzosa promossa dal console Cornelio Scipione che nel 77 a.C. trasferì nella zona 5000 coloni per contrastare l'invasione dei barbari proveniente da nord.

 

 

L'esistenza del centro di Campione, inteso come primo insediamento noto, risale al I secolo A.C., quando la Roma del periodo imperiale decise di creare un baluardo difensivo contro la calata dei Reti, popolo di nordici, nel mezzo di quell'arco alpino inteso come confine naturale tra il nord e il sud.

 

 

La particolare collocazione di Campione, posto sul lago e circondato dalle montagne, indusse i romani a erigervi un castello chiamato castello di Campilio o Campilionum e a trasferirvi notevoli contingenti armati.

 

 

Anche in mancanza di un'agevole rete viaria, la navigazione sul lago di Lugano (Ceresio), sui vicini laghi Verbano (lago Maggiore) e Lario (lago di Como) nonché le numerose vie d'acqua che solcavano la pianum a sud delle Alpi, consentiva facili collegamenti con i centri commerciali e politici della pianura, in particolare con Mediolanum (Milano) e Papiae (Pavia).

 

 

L'etimologia di Campione è abbastanza incerta perché secondo alcuni deriverebbe da Campi Liei o Campilyeus (campi di Bacco, che sembrerebbe indicare una locale produzione di vino) e secondo altri da Campi Illionum (cioè campi di greci ilioti o forse troiani oppure addirittura bizantini).

 

 

Nel Medioevo Campione subì gli eventi storici proprio per merito dei popoli barbari, le cui invasioni ruppero il legame che teneva unite la penisola italiana al resto dell'occidente e a tutti quei popoli che avevano attinto sapere e civiltà alle fonti di Roma e di Grecia e una nuova vita ricominciò per l'Italia: la civiltà antica, infatti, di fronte all'avanzare dei barbari e al propagarsi del Cristianesimo, tramontò definitivamente.

 

 

Tra i vari popoli che scesero in Italia, i Longobardi, senza dubbio, furono quelli che più contribuirono a formare le basi e a diffondere i principi della nuova società, con riflessi sia sul piano politico, che su quello spirituale.

 

 

In questa situazione storico-religiosa Campione visse i momenti più importanti per la sua successiva esistenza.

 

 

Nell'anno 571 la popolazione longobarda che proveniva dal Veneto e dal Friuli stabilì a Pavia la propria capitale e, successivamente, il loro condottiero Rothari (incoronato re dei longobardi nel 636) testimoniò particolare considerazione per i "comacini", già noti per la costruzione di fortificazioni eseguite per conto dei romani, citandoli nell'editto del 643 dove vengono nominati i “Magistri Comacini” come esperti nell'arte muraria e delle costruzioni in genere.

 

La moglie di Rothari, Gundeberga, tedesca e cattolica come tutta la famiglia dei Gundualdi, aveva estesi possedimenti, comprendenti il territorio di Campione, che furono assegnati per divisione ereditaria a Totone II, figlio di Arochis, signore di Campione.

 

 

La sua discendenza diretta dalla famiglia reale longobarda e le conseguenti relazioni con i Signori di terre vicine, facilitò senz'altro la penetrazione di maestranze campionesi in varie città del nord-Italia dove la loro abilità di lapicidi venne ben presto riconosciuta tanto da veder riconosciuta la corporazione dei Maestri Campionesi a fianco di quella dei Maestri Comacini.

 

Ai campionesi è riconosciuta la determinante partecipazione alla costruzione di importanti monumenti, come il Duomo di Monza, quello di Modena, quello di Bergamo e quello di Milano.

 

La stagionalità dei lavori edilizi ne fece una popolazione di emigranti, che partiva dal paese di residenza all'inizio della primavera per farvi ritorno ai primi freddi dell'inverno, ed è tipico di chi ne rimane lontano per qualche tempo, il forte attaccamento al luogo di origine dove sono conservati gli affetti e la tradizione.

 

 

La Chiesa cattolica, in quel periodo, riceveva dai Longobardi, dopo la loro conversione dall’arianesimo, continue e cospicue donazioni e lasciti, effettuati per spirito di liberalità cristiana.

 

 

Addirittura vent'anni prima di morire, Totone II stilò un testamento nel quale, probabilmente preoccupato per la sua salvezza spirituale, dispose che alla sua morte la casa, le terre, i servi e quant'altro possedeva passasse in proprietà alla diocesi di Milano, nella persona dell'Arcivescono Tommaso.

 

 

Secondo alcuni storici la liberalità di Totone non aveva solo scopi religiosi; egli si era reso conto che, essendosi spostato da Como a Castelseprio il centro politico-religioso in conseguenza al passaggio di dominazione dai Longobardi ai Franchi (anno 774), l'istituzione di un luogo di sosta sulla parte più amena del Ceresio, di fronte a Lugano, avrebbe sviluppato la notorietà del luogo e la sua potenzialità mercantile.

 

 

La pergamena, redatta dal notaio Tommaso in data 8 marzo 777 DC, segnava in modo netto la storia di Campione.

 

 

L'Arcivescono Tommaso infeudò Campione al monastero di S. Ambrogio con l'obbligo di fornire l'olio per le lampade votive delle basiliche i milanesi di S. Nazaro, S. Vittore al Corpo e S. Lorenzo. Totone manifestò anche la volontà che la sua casa fosse trasformata in uno xenodochio (dal greco xenios, ospite) ovvero un luogo ospitale dove viaggiatori di passaggio potessero trovare un confortevole luogo di sosta.

 

 

I monaci del Monastero di S. Ambrogio, avevano dunque ereditato un patrimonio notevole e difficile da gestire in quanto situato in terre lontane e, rispetto alla circoscrizione ecclesiastica milanese, in una situazione di extra territorialità in quanto gran parte della donazione concerneva, oltre a Campione, beni mobili ed immobili posti in Svizzera, oltre a beni posti all'interno della Diocesi di Como.

 

 

Era quindi necessario gestire e amministrare al meglio tali beni e quindi ".... per i beni del bacino luganese era la storia stessa di quella proprietà a designare Campione quale naturale baricentro amministrativo, non solo perché il nucleo più antico del patrimonio, e forse ancora il più consistente, risalente all'età totoniana, era orientato da sempre verso Campione in quanto luogo d'origine della ricca famiglia longobarda, precedente proprietaria, ma anche per l'esistenza tra i beni ereditati della Cappella di S. Zenone, alla quale si appoggiò la presenza monacale volta a costituire una cella".

 

 

Questi interessi del Monastero di Milano e la necessità di amministrarli, determineranno stretti legami tra la Chiesa di Milano, Campione e il territorio ticinese.

 

Gli Annali Ecclesiastici della Diocesi di Milano stabiliscono l'inizio della giurisdizione ecclesiastica dal 777 D.C. che corrisponde all'anno della donazione di Totone.

 

 

Dall'VIII secolo ca. i Benedettini ed i loro successori, che furono i Cistercensi, seguaci della stessa regola di San Benedetto, esercitarono a Campione la duplice autorità spirituale e temporale, conservandole fino alla fine del XVIII secolo, quindi per un millennio.

 

 

"I Campionesi, oltre a prestare giuramento di fedeltà al loro signore, dovevano pagare i tributi, che consistevano di 56 brente di vino oppure l'equivalente in denaro, e nella domenica delle Palme, rami d'ulivo che dovevano servire per la cerimonia liturgica ed ancora 12 libbre e mezza di trote e 1 libbra di luccio, e al vicario 1 libbra  e mezza di di luccio. Alla Basilica di S. Ambrogio 20 libbre di olio pro luminaria.”

 

 

L'impegno per Campione di provvedere con la fornitura d'olio alle lampade votive delle chiese milanesi rafforzava ancor più il legame diretto con il monastero di S. Ambrogio, sottraendo in tal modo il territorio campionese alla giurisdizione del vescovo di Como.

 

 

L'abate di S. Ambrogio era rappresentato in Campione da un suo vicario-giudice.

 

Il vicario-giudice era il capo di un Consiglio Direttivo eletto dal popolo al principio di gennaio di ogni anno, inoltre, vi erano due consoli, un sindaco, un vice-sindaco, un tesoriere e due custodi delle vigne ed un fante.

 

 

Secondo gli Statuti locali del 1266 sembra che addirittura, oltre all'olio, dovessero essere versati al convento-feudatario anche metà dei raccolti, custoditi in un castello al centro del paese, nei pressi della chiesa di S. Zenone.

 

 

Fino a tutto il '600 il castello, del quale esistono oggi solo deboli tracce, era il luogo dove la popolazione di Campione si ritirava nei periodi di epidemie, senza avere problemi di sostentamento e necessità di contatti con l'esterno. Era anche la sede del Vicario, nominato dai monaci di S. Ambrogio, che fino alla rivoluzione francese amministrava la giustizia civile e penale secondo un rituale antico che si tramandava da secoli.

 

 

Fin dalle origini del Feudo Ambrosiano i campionesi godettero di trattamenti particolari, sia in quanto feudo ambrosiano sia in virtù del fatto che i campionesi venivano trattati come gli abitanti della Valle di Lugano.

 

 

Ad esempio i privilegi concessi da Filippo Maria Visconti il 14 novembre 1412, successivamente confermati nel 24 dicembre 1466 e, comunicati da una lettera di Bianca Maria Visconti del 29 aprile 1467, scolpiti su una lapide ancor oggi visibile all’interno della ex-parrocchiale di S. Zenone.

 

 

Oppure la deliberazione 21 agosto 1683 degli "ambasciatori delle città e i paesi delle XII lodevoli Cantoni dell'antica et laudabile Lega Helvetica, congregati in Lugano", in cui si legge che: "li sudditi di Campione non erano stati tenuti per forastieri, ma come compresi nella Comunità di Lugano, mentre concorrono nelle occasioni di guerra a certo numero de' soldati...".

 

 

A queste disposizioni tennero fede gli Imperatori della case di Sassonia, di Franconia e di Hobenstaufen e i Signori, e Duchi poi, di Milano Visconti e Sforza.

 

 

"Molti furono i privilegi concessi in cambio; il più importante risultò il diritto di protezione spettante ai vassalli.”

 

Nel 1516, proprio per la sua particolare condizione di feudo, Campione si salvò dall'occupazione degli Svizzeri, allorché questi scesero a meridione dalle Alpi e, per la debolezza degli Sforza, strapparono il Canton Ticino alla Lombardia. La conquista ebbe riconoscimento nel trattato di Ginevra concluso con Francesco I.

 

 

I Campionesi erano, come detto, sottoposti spiritualmente e temporalmente alla giurisdizione dell'Abate di S. Ambrogio e, per tramite suo, al vicario-giudice.

 

I loro obblighi erano sanciti in speciali statuti, che, per ordine dell'Abate Sebastiano Cantareno, vennero riveduti, corretti e aumentati nel 1639.

 

 

Tali statuti, che constavano di 58 articoli nel 1639, erano la raccolta e la codificazione di precedenti situazioni consuetudinarie.

 

Vi rientrano norme interessanti sull'elettorato attivo e passivo.

 

Notevoli sono anche le disposizioni statutarie in materia procedurale e le disposizioni di ordine giudiziario.

 

 

L'autorevolezza dei monaci di S. Ambrogio riuscì inoltre a vanificare le pretese svizzere di annettersi il territorio. Il 12 febbraio 1797 il potere temporale dei monaci fu sostituito dalla forma di governo scaturita dalla rivoluzione francese, mantenendo tuttavia per il Vicario di Campione il titolo di Abate Mitrato (abilitato a portare la mitra vescovile pur non essendo vescovo) ed il titolo nobiliare di Conte di Campione, riconosciuto anche nei primi anni del secolo scorso dalla legge sulla nobiltà italiana, emanata da Vittorio Emanuele III.

 

 

"Pur in mezzo ai continui sconvolgimenti europei il feudo Ambrosiano aveva proseguito indisturbato la sua esistenza fino al morire del XVIII secolo.

 

Tanto che non ne era stato fatto manco cenno nel trattato di Varese del 2 agosto 1752, con cui l'lmperatrice Maria Teresa e i dodici Cantoni della Lega Elvetica si accordarono per la delimitazione dei confini fra l'ex Ducato di Milano e i nominati Baliaggi".

 

 

La protezione della Chiesa che già aveva salvato Campione dall'invasione svizzera nulla poté per evitare a Campione la dominazione francese.

 

 

Il feudo ambrosiano ebbe termine nel 1797, dopo quindi un millennio, allorquando "....nel tardo pomeriggio del 12 febbraio 1797 Giacinto Bossi, commissario civile e militare di Varese, accompagnato da due ufficiali e da un distaccamento armato di 60 francesi, proveniente da Porto Ceresio, sbarcava inaspettato a Campione, si presentava al Vicario e gli annunciava di acquartierarsi, dato che il feudo si trovava in territorio Lombardo”. Era l'annuncio che la giurisdizione temporale Santambrosiana su Campione aveva i giorni contati, in forza della legge che sopprimeva i feudi in Lombardia e con i feudi gli ordini religiosi con incameramento dei beni, come poco dopo avverrà delle due Corti, pure Santambrosiane, di Civenna e Limonta.

 

 

Era Vicario cioè rappresentante dell'Abate che portava il titolo di Comes et Dominus, e il titolo di Conte lo qualificava sovrano di un piccolo stato indipendente com'era di fatto Campione, il padre cistercense Ottaviano Carboni, milanese, che reggeva quella carica ecclesiastica e temporale dal 1785.

 

 

Da parte Svizzera, di fronte a tale presa di possesso di un territorio che materialmente era staccato dalla Lombardia e che anzi era completamente circondato dalla Svizzera stessa, per evitare l'annessione di Campione si invocavano gli antichi e ancora attuali legami con Lugano che erano: esenzione dei dazi e dei pedaggi, libero commercio al mercato di Lugano nel quale i campionesi vendevano legna dei loro boschi, reciproco diritto di pesca nelle acque dei due Comuni (senza osservare il documento del 1605 concernente la giurisdizione Milanese e Svizzera sul lago); prestazioni militari in caso di guerra o di pestilenza alla Svizzera e non a Milano, intolleranza oltre i tre giorni sul territorio di individui banditi da Lugano e altri.

 

 

La Francia opponeva alla Svizzera tutta una serie di considerazioni che erano già state alla base della presa di possesso di Campione.

 

Tra queste considerazioni spiccava una prima, da un punto di vista politico, che consisteva nella soppressione degli ordini religiosi e l'incameramento dei beni con cui Campione per forza di legge passava alla Lombardia; una seconda considerazione, da un punto di vista militare, era che Campione, che possedeva la punta di S. Martino, era in posizione privilegiata per le comunicazioni fra Porto Ceresio e Porlezza il che permetteva alle cannoniere francesi il controllo della libera navigazione.

 

 

Queste considerazioni oltre alle notevoli spinte ricevute in territorio Comasco perchè si occupasse Campione, portarono appunto, nel febbraio 1797, i francesi a Campione.

 

 

Quindi il 2 febbraio 1797 Campione venne ufficialmente incorporato nella Repubblica Cisalpina e con decreto del 28 ottobre successivo, le sue terre furono sottoposte al censo.

 

 

Sembra che, dopo essere stato annesso ai numerosi dipartimenti susseguitisi nell'amministrazione del territorio lombardo, i campionesi abbiano manifestato la ferma volontà di rimanere fedeli al monastero di S. Ambrogio anziché passare sotto la Diocesi di Como.

 

Sembra inoltre che la ragione determinante per questa scelta (in verità molto poco nobile) fosse l'osservanza del rito Ambrosiano in vigore nella Diocesi di Milano, diversamente dal rito Romano adottato nella Diocesi di Como, che prevedeva, come a tutt’oggi, che a Milano il carnevale durava fino alla domenica mentre a Como terminava il martedì precedente.

 

 

Il Governo Ticinese appena insediato con l'Atto di Mediazione, il 29 agosto 1803 era autorizzato dalla Dieta ad avviare trattative con la Repubblica Cisalpina a proposito dell'enclave, ma non risulta che siano mai state avviate.

 

La questione si ripresentò nel 1814 quando la deputazione Ticinese alla Dieta caldeggiò l'accettazione della domanda di annessione al Cantone presentata dai campionesi.

 

 

Durante il regno lombardo-veneto (1814-1866), Campione fu amministrativamente aggregata al Distretto IX della provincia di Como con il nome di Campione d'lntelvi, mantenuto fino al 1865 quando tornò semplicemente Campione.

 

 

La deputazione ticinese invitò l'Alta Dieta Federale: "de vouloirs bien faire des démarches qu'elle jugera convenables, et interposer ses bons offices pour la réunion des villages et territoires de Campione au Canton Tessin".

 

 

Al Congresso di Vienna del 1815 Ginevra aveva mandato come suo rappresentante il diplomatico Pictet de Rochemont incaricandolo di far attribuire alla Svizzera la Valtellina, Bormio, Chiavenna e Campione. Ma non ebbe fortuna. Dice un suo biografo: "Constatons d'emblée que Pictet de Rochemont s'est vu dans la nécessité d'abbandoner une partie du programme qui lui avait été tracé. Il n'obtient aucun résultat sur les frontières d'Allemagne et d'Italie, et dut renoncer notamment à faire trancher par le Congrès de Paris la question de l'attribution à la Suisse de Constance, de la Valtelline e de Campione".

 

 

E ancora in ascolto alle raccomandazioni della deputazione ticinese alla Dieta, effettuate il 24 maggio 1814, con la quale la stessa deputazione auspicava l'annessione di Campione, la Dieta, accogliendo tale proposta diede le istruzioni agli inviati della Confederazione ai congressi di Vienna e Parigi del 1815 "...de tacher d'obtenir que le village de Campione, enlevé injustement et contre toute espèce de contenance au Canton du Tessin, lui soit restitué par le gouvernement autrichien de la Lombardie".

 

 

Nel 1816 un'altra delegazione ticinese ripropose il tentativo di annessione senza però avere successo.

 

 

Nel 1848, all'indomani delle 5 giornate di Milano (18-22 marzo 1848) e dell'inizio della prima guerra di indipendenza italiana (23 marzo), fu invece la comunità campionese a fare formale richiesta (il 29 marzo a firma di quarantotto cittadini su ottantacinque) al Consiglio di Stato del Cantone Ticino di aggregazione di Campione al Ticino, dichiarando di aver appartenuto “ab antiquo” alla Confederazione e promettendo, in caso di accoglimento della domanda, indelebile riconoscenza, amore e rispetto alle leggi.

 

 

Il Gran Consiglio di Stato accolse la richiesta ritenendola “di giustizia e di convenienza per tutte le parti interessate” anche per mettere fine alle contestazioni con Milano sulla giurisdizione lacuale e sulla strada postale tra Lugano e Melide che passava per la punta di S. Martino e, quindi, su territorio di Campione.

 

 

Il rapporto della Commissione al Gran Consiglio Ticinese affermava altresì che: “La natura ha creato Campione per il Ticino, non per la Lombardia”. Il tutto era subordinato alla premessa per cui Campione era stata liberata dall'oppressione austriaca e, quindi, quando questa ritornò in tutta la Lombardia tutto il discorso cadde.

 

 

La richiesta di annessione avanzata da Campione agli Svizzeri potrebbe trovare una motivazione a seguito del "...tacito accordo" che si basava su consuetudini in virtù del quale già dal 1840 i prodotti dei feudi posseduti da cittadini campionesi nel territorio elvetico erano esenti da dazio di transito. Sei anni dopo il Cantone Ticino riconferma l'esenzione per le merci introdotte nel territorio del comune italiano.

 

 

Demandata immediatamente la petizione dei Campionesi al Vorort questo, in quanto Cantone direttore, accolse l’istanza e la trasmise per competenza alla Dieta Federale che, a sua volta, accordò al Vorort pieni poteri per appoggiarla “in tempo più opportuno".

 

 

Campione arriva così, dopo il fallito tentativo di annessione alla Svizzera del 1848, a far parte del Regno d'Italia costituitosi alla fine della 2a guerra d'indipendenza e alla conseguente caduta della dominazione austriaca.

 

 

La denominazione attuale di Campione d’Italia fu istituita con Regio Decreto n. 1959 del 18 dicembre 1933.

 

 

La particolare collocazione geografica di Campione fu origine, nella notte tra il 27 e il 28 gennaio 1944, del cosiddetto “Colpo di Stato” quando, senza colpo ferire, l’agente “Como” della missione OSS (Office of Strategic Services americano) “Violet”, unitamente ad alcuni cittadini, ottenne la resa dei sei Carabinieri Reali in servizio per conto della Repubblica Sociale Italiana e la liberazione del territorio che passò, primo comune del nord Italia, al Regno del Sud.

 

La situazione di Campione vedeva allora una popolazione di circa 600 persone ed il Casinò chiuso dal 1939, con intere famiglie campionesi emigrate seguendo i capofamiglia che avevano trovato impiego, per necessità,  in altri casinò italiani (Bolzano, San Remo, …).

 

Il coordinamento dell’operazione in Campione fu gestito dall’allora parroco, don Piero Baraggia, e da Felice De Baggis, ex ufficiale del Regio Esercito.

 

L’interesse degli americani per Campione era dato dal fatto che, intensificandosi la lotta di liberazione al nord da parte delle formazioni del CLNAI (Comitato Liberazione Nazionale Italiano) e volendo al contempo preservare la zona di confine italo-svizzera dai bombardamenti a tutela delle strutture idroelettriche presenti (oro bianco), era necessario un presidio che non fosse nella neutrale Svizzera (proprio perché potesse rimanerlo) dove collocare un centro radio collegato con il Governo Badoglio (installato a Villa Ghezzi) e una centrale operativa di addestramento per i partigiani (Villa Mimosa).

 

 

Certo l'anomala collocazione geografica di questo lembo di terra italiana provocò nel tempo curiosi episodi: come quello avvenuto nel 1866 per cui le autorità italiane dovettero chiedere il permesso alla Svizzera per recarsi nel territorio di Campione per arrestare alcuni falsari che vi si erano stabiliti, oppure l'obbligo di consegnare le armi al comandante del battello da parte dei militari che, dal territorio italiano, si recavano a Campione (o viceversa) attraversando un tratto del lago di Lugano, salvo riprendere le armi al momento dello sbarco.

 

 

 

 

 

 

- Elenco Sindaci e Commissari dal 1945

 

 

 

 

 

 



 


Riferimenti bibliografici:


- “Storia di Campione dall’VIII secolo ai nostri giorni” a cura di Fabrizio Mena – Skira – 2007


- “Annesso alla Dichiarazione di cooperazione tra la Repubblica e Cantone Ticino e il Comune di Campione d’Italia” di Massimo Ferracin - 2011


- ROVIDA G., Memorie storiche campionesi, a cura di Martinola G., Bellinzona, 1948


- “Statuti rurali lombardi del secolo XIII” a cura di L. Chiappa Mauri – Unicopli – 2004 (Biblioteca Cantonale Bellinzona)


- “Le leggi dei Longobardi” – C. Azzara e D. Gasparri – Le Fonti – 1992 (Biblioteca Cantonale Bellinzona)


 


 


 


 


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