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TERRITORIO E CONFINI

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TERRITORIO E CONFINI


 

Campione d'Italia è un'exclave italiana circondata dal territorio svizzero, con una superficie di circa 2.6 km² (0.9 km² di terraferma e 1.7 km² di lago).

 

L'estensione limitata, in considerazione di una conformazione orografica di forte pendenza, rende possibile l'urbanizzazione su una superficie decisamente minore.

 

La larghezza del territorio va dai pochi metri all'estremità nord ai circa 650 m (in linea d'aria) di quella meridionale, con una variazione altimetrica di circa 324 m (dai 271 m al livello del lago ai 595 in corrispondenza del punto di maggior elevazione).

 

L'estensione lineare nord-sud del territorio è di circa 2.5 km.

 

La lunghezza della linea di confine è di circa 7 km dei quali 3.4 km terrestri.

 

Il confine è aperto, senza controlli di frontiera con barriere e/o casette doganali e senza rete delimitatrice.

 

Oggi il territorio del Comune di Campione d'Italia fa parte della Provincia di Como e dista da questa (vetta Sighignola), in linea d'aria, 748 m.

 

Le distanze via lago sono con il confine di Gandria-Valsolda (Como) 4,4 km e con quello di Brusino-Porto Ceresio (Varese) 7 km.

 

 

La prima rilevazione catastale della zona di Como e dei territori adiacenti avvenne nel 1718 sotto l'imperatore Carlo VI (1685-1740) che, tra alterne vicende, fu pubblicata sotto l'imperatrice Maria Teresa (1717-1780) il 1 gennaio 1760 e passò alla storia con il nome di Catasto Teresiano.

 

Una seconda rilevazione avvenne nella prima metà del XIX secolo e fu chiamata Catasto lombardo-veneto.

 

Per quanto riguarda la linea di confine del feudo, fino al XVI secolo si hanno poche notizie.

 

Il primo documento riguardante i confini di Campione è una sentenza pronunciata dal capitano di Lugano in merito alla lite tra Campione ed il comune svizzero di Arogno (27 giugno 1596). La sentenza fu convalidata e confermata dagli ambasciatori svizzeri il successivo 3 luglio:

 

"Essendoci di presente fatt'istanza per parte dell'huomini d'Arogno acciò condannassimo quelli della Comunità di Campione a rimetter a suoi luoghi gli termini divisorii de confini, quali termini gli detti huomini di Campione havevano levato, cioé: uno in luogho detto Gioscio, l'altro in luogho detto Parone, quale maliziosamente da detti huomini di Campione fu coperto di terra in una certa valle et fu poi ritrovato et riconosciuto, come apieno appare dalli testimoni essaminati, et noi stessi che abbiamo visto, et ancora gli termini si vede che sono simili, facilmente habbiamo scoperto la verità, et ancora acciò volessimo confirmare in tutto la sentenza contro detti di Campione prononciata per il detto già passato Sig. Capitano".

 

Gli abitanti di Campione si opposero a tale interpretazione sostenendo che non avevano smosso alcunché e che non sapevano che quelli erano dei termini di confine. Confermando indirettamente l'azione di variazione del luogo dei termini presentarono carte che denotavano una demarcazione 'privata' conforme il loro bisogno. In definitiva, i campionesi dovettero pagare la demarcazione di tre dei sei termini, mentre gli altri tre furono demarcati a spese delle due comunità:

 

"Havendo dunque sentita l'una et l'altra parte [...] determiniamo che [...] faccino intagliare nelli detti termini gli nomi delle due Comunità et gli faccino piantare come segue: il primo sopra il Sasso Margone nell'Alpe, il secondo in capo del Piano di Bugerna verso Campione, il terzo di sopra della Stella della ... [lacuna nel testo n.d.r.], il quarto sopra il Mattarello sotto la possessione di S. Vaso, il quinto in luogo detto Parone, il sesto in Gioscio, quali termini si piantino a spese delle due comunità, eccetto gli tre già spiantati quali si piantarano a spese della Comunità di Campione".

 

La sentenza venne applicata sul terreno con il verbale di collocamento dei termini sul confine tra Arogno e Campione del 12 novembre 1596.

 

Per circa 80 anni la situazione rimase tranquilla se si considera che il documento successivo risale al 16 luglio 1675. In esso si prendono in considerazione i termini di confine della striscia di territorio del feudo di Campione situata sulla riva opposta del lago di Lugano, sulla Costa di San Martino.

 

Allora infatti, e fino al 1861, la Costa di San Martino era territorio campionese a tutti gli effetti pur essendo sulla riva opposta del lago.

 

Dal documento si evince che il motivo di questa demarcazione fu una migliore divisione delle due potestà. Le due parti delegate furono il P.D. Basilio Cabiati, vicario dell'abate di Sant'Ambrogio, ed il cavaliere Rodolfo Moro, reggente capitano di Lugano, in rappresentanza dei dodici cantoni svizzeri.

 

Il documento riporta la posizione e le caratteristiche salienti di sette termini:

 

"[...] hanno fatto piantare sopra un dosso assai realto vicino alla Valle Ruginata che è verso Melide, di sotto della strada vecchia qual'era et caminava per mezzo il luoco nuovamente fatto dell'Ill.mo Sig. Colonnello e Cavaliere Carlo Conrado de Beroldinghen Landtscriba di Lugano (intendendo però, a benché l'infr.o termine sii piantato sopra il detto realto per esser più in vista et non sottoposto alle slavine che puonno et occorrono cascare dal monte, che s'intende et arrivi sino alla detta valle Ruginata la giurisditione dell'Abbatia di S.t Ambrogio suddetto), stantochè la detta strada per maggior comodità de' passeggeri et per levar la sogetione al suddetto, luoco del pred.to Ill.mo Sig.r Colonnello e Cavaliere di Beroldinghen è stata trasportata più a basso, dico hanno fatto piantare per termine un sasso, ossia pietra di sariccio, alto con l'iscritione dalla parte di sopra verso il monte L|V, G|A et dalla parte verso il lago con l'arma di S.t Ambrogio, cioè la Mitria con la sferza et il millesimo 1675, segnato N. 1; et indi seguitando a drittura sino a mezzo il luoco prefato Ill.mo Sig. Colonnello di Beroldinghen verso Lugano hanno fatto piantare un altro termine della qualità suddetta con le medesime iscrittioni segnato N. 2; et indi seguitando per dirittura sino alla casa del prefato Ill mo Sig.r Colonnello fabbricata sopra il predetto luoco è stato piantato un altro termine con l'iscrittione et insegna suddetta segnato N. 3; et poi discendendo sino dove si ritorna a congiungere la strada vecchia si è piantato un altro simil termine segnato N. 4: et seguitando avanti sino alla chiesa di S.t Martino è stato piantato un altro termine poco lontano dalla detta chiesa con la suddetta inscrittione ed intaglio segnato N. 5; et poi discendendo per il sentiero dietro il monte si è piantato un altro termine per dirittura et corrispondente al suddetto (non ostante che la strada maestra per maggior comodità de' passeggeri sii stata fatta o trasportata dalla parte della Chiesa di S.t Martino) della qualità suddetta segnato N. 6; et finalmente discendendo per detto sentiero, venendo in su verso Lugano, si troverà un sasso grosso vicino al lago dimandato il Sasso Negro nel quale dalla parte verso Lugano se gli è intagliato L|V G|A et dalla parte verso il lago l'arma suddetta di S.t Ambrogio, cioè la mitria con la sferza et millesimo 1675, per ultimo et finale termine tra le giurisditioni suddette, segnato N. 7".

 

Uno degli antichi termini di confine, conservato presso il museo parrocchiale – si noti anche la sigla S.A. sotto la mitria, significante “Sant’Ambrogio”

 

 

Con un ulteriore salto temporale arriviamo al 2 agosto 1752, data nella quale fu firmato il Trattato di Varese che prese in considerazione i confini tra la Lombardia e le tre prefetture svizzere di Lugano, Locarno e Mendrisio.

 

In questo documento, che ancor oggi è la base giuridica della definizione del confine italo-svizzero, non fu preso in considerazione il confine di Campione perché considerato un feudo a parte.

 

Tale non considerazione fu la causa di molte successive dispute.

 

 

Dopo le vicende di fine XVIII secolo e quelle di inizio XIX secolo, nel 1816 Milano desidera una ricognizione generale del confine per quanto riguarda il settore svizzero.

 

Il governo a Vienna, però, non ritenne di accondiscendere alla richiesta.

 

Si ha comunque un documento datato 26 luglio 1817 sulla visita di ricognizione del confine sulla strada che da Melide conduce a Lugano passando per la Costa di San Martino poiché vi si volevano eseguire dei lavori di manutenzione.

 

Il documento è interessante poiché riporta lo stato dei sette termini descritti nel documento precedente:

 

"[...] colla scorta dell'istrumento di conterminazione 16 luglio 1675 e colla mappa autentica del territorio di Campione somministrata dall'i.r. cancelliere del Censo di San Fedele, si è proceduto alla ricognizione della suddetta linea di confine come segue, cioè:

 

Cominciando dal confine di Melide svizzero ascendendo verso Lugano, e precisamente alla Valle di Ruginata, il termine n. 1 che resta descritto nel suddetto istrumento di conterminazione e segnato nella mappa si è trovato spezzato e rovesciato al piede del dosso o rialto laterale a detta valle sopra cui era anticamente collocato. Determinata da prima mediante le necessarie misure la primitiva posizione che fu unanimamente riconosciuta precisa, si è ivi fatto impiantare un nuovo termine di sariccio lavorato a scalpello, di altezza fuori terra m. 0.70 fondato sotto terra m. 0.50, larghezza m. 0.35 e grossezza m. 0.10, marcato nella facciata verso Campione coll'antica arma di S. Ambrogio di Milano, col millesimo 1675 e col n. 1, e verso il territorio svizzero coll'arma di Lugano e colle lettere L|V, G|A il tutto in conformità dell'antico termine schiantato e secondo il tipo inserto nel suddetto istromento di conterminazione. Al piede di detto termine si sono posti sotto terra due testimoni formati col termine vecchio ridotto in due pezzi, di lunghezza cadauno m. 0.40, larghezza m. 0.30 e grossezza m. 0.06 adeguatamente.

 

Procedutosi avanti sulla linea di confine, si sono riscontrati i termini n. 2 e 3 alla precisa loro posizione, e della forma, dimensioni e coll'iscrizione indicate nelle precitate mappe ed istromento.

 

Il termine n. 4 si è trovato spezzato e ridotto ad una pietra irregolare ed informe. Quindi le parti intervenute hanno unanimamente riconosciuto conveniente di cambiarlo, ciò che si è fatto colla sostituzione di un nuovo termine di sariccio di dimensioni come sopra, con due testimoni al piede e sotto terra, formati dal termine vecchio ridotto in due pezzi di lunghezza cadauno m. 0.40, larghezza m. 0.30 e grossezza adeguatamente m. 0.06.

 

Il termine n° 5 si è riscontrato al vero posto; se non che essendo questo nella sommità della destra riva della strada verso il lago, e potendo per avventura esserne rovesciato, verrà meglio assicurato con muro a secco di sostegno della stessa riva, di lunghezza m. 4, altezza m. 2, grossezza m. 0.06 in sommità, col decimo di scarpa che verrà fatto costruire da Sig.ri Svizzeri, comecché serviente di sostegno della scarpa ascendente del terrapieno formata nell'occasione della costruzione della nuova strada.

 

Il termine n. 6 essendo mancante, si è colla scorta del ridetto istromento e mappa e colle più accurate informazioni de' più vecchi e pratici rimesso nella località ove esisteva da prima, località che fu senza eccezione o controversia ammessa da tutti gli intervenuti. Dopo di che si è ivi piantato un nuovo termine della forma e dimensioni in tutto come quelli ai n.ri 1 e 4, con due testimoni al piede formati da un sasso calcareo spaccato in due pezzi, cadauno di lunghezza m. 0.26, larghezza m. 0.16 e grossezza m. 0.09, posti l'uno da una parte e l'altro dall'altra.

 

Finalmente il termine n. 7 si è riconosciuto precisamente nella situazione e della forma risultanti dalla mappa ed istromento suddetti".

 

 

Diciassette anni più tardi (6 giugno 1834) si eseguì la visita del confine dalla parte del comune svizzero di Arogno dall'estremità nord fino all'inizio del lato meridionale confinante con il comune di Bissone:

 

"Recatisi da prima all'estremità del territorio di Campione ove confina con quello di Castagnola svizzera (ora Lugano, n.d.r.) mediante la valle detta di Caprino, riconobbero che il confine di territorio con Arrogno viene demarcato da tre prominenze di scogli chiamata la prima il Sasso di S. Ambroggio, e le altre due i Sassi dei Cani, convenendo i rispettivi rappresentanti dei due comuni che la linea confinaria tocca questi estremi.

 

Dall'ultimo dei detti Sassi dei Cani continua il confine territoriale in linea retta sino ad un termine di granito in cui si riscontrano scolpite le lettere iniziali dei due territori di Campione ed Arrogno ed esistente in un prato detto dai rappresentanti di Campione il Piano Boffino [o Dofino n.d.r.] al Sasso Margone, e da quei di Arrogno il Piano di Pugerna.

 

Da questo termine il confine piega alquanto verso il monte, sino ad altro termine pure di granito che porta ugualmente scolpite le lettere iniziali suddette e la cifra 1596 posto in vicinanza della strada detta di Piano Boffino.

 

Sotto un'altra retta da questo termine aquello posto sul confine della vigna giacente sotto la chiesa di S. Evasio, che riscontrasi egualmente di granito e con le iniziali e cifra come il precedente, il confine sarebbe stabilito secondo la mappa censuaria di Campione, anche con un termine intermedio che non venne fatto rinvenire.

 

Sin qui i rappresentanti dei due comuni sono d'accordo sull'andamento del confine territoriale. Ma da questo punto, cioè dal termine sotto la chiesa di S. Evasio, ad altro termine di granito che si è rinvenuto sul Dosso di Sciré presso la strada che da Arrogno tende a Campione portante le anzidette marche, i prefati rappresentanti sono divergenti sulla posizione del confine territoriale, volendosi da quelli di Arrogno che segua una linea retta tra i marcati due estremi, ed asserendosi invece dalli altri di Campione che il confine suddetto sia rappresentato dall'andamento segnato dalla propria mappa territoriale.

 

Prosseguendo dall'ultimo descritto termine ad un altro termine di granito rinvenuto nella siepe che cinge il prato di Giuseppe Artari denominato Pavone [o Parone n.d.r.], i rappresentanti dei due comuni convengono che il confine territoriale cadi in linea retta tra i medesimi termini.

 

Successivamente sino all'incontro della valle che serve di confine col territorio di Bissone svizzero non si rinvennero sul terreno termini artificiali. Per parte di Campione si pretende perciò di ritenere per confine territoriale l'andamento demarcato dalla mappa territoriale di Campione stesso. E per parte di Arrogno si vorrebbe invece nella deficienza di altri termini prolungare la linea degli ultimi due precedenti sino all'incontro della Valle che divide il territorio con Bissone suddetto".

 

 

Nel luglio 1845 si riunì la Commissione mista austro-lombardo-elvetica per esaminare e risolvere le diverse pendenze di confine che ancora esistevano tra il Canton Ticino e la Provincia di Como. Le controversie pendenti erano sei tra le quali figura quella tra Campione ed Arogno.

 

 

Dalla parte di Arogno si eseguì una visita di confine il 23 settembre 1845 nei punti contestati:

 

"All'oggetto di verificare i fatti relativi alla questione di confine territoriale vertente tra il comune di Campione, Stato Lombardo, con quello di Arogno, Stato Svizzero, si sono trasferiti sul luogo i sottoscritti delegati dei rispettivi Governi [...] Ed ivi, visitato da prima il termine di granito posto sul dosso del monte detto di Scirè, indi l'altro termine simile situato nella siepe che cinge il fondo a prato denominato Pavone posseduto da Giuseppe Artari, ed il termine pure di granito collocato nel confine della vigna della parrocchia di Arogno sotto le case dette di S. Evasio, hanno rilevato:

 

Che li suddetti termini portano scolpita la cifra 1596 e la lettera iniziale dalla parte dei rispettivi territori di Campione e di Arogno cui servono di limite; e più che trovansi collocati prossimamente nella medesima direzione trasversale alla china del monte

 

Che due sono le pretese del comune di Arogno in merito al confine territoriale: la prima di condurre il confine in linea retta del termine sotto le case di S. Evasio a quello posto sul dosso di Scirè; e la seconda di tracciare un'eguale linea retta dal termine nella situazione di Pavone all'estremo punto del territorio di Campione; alle quali pretese oppone invece il detto comune di Campione lo stato di possesso sotto linee spezzate ed a norma dell'andamento di confine segnato dalla propria mappa censuaria

 

Che il primo fondo controverso viene posseduto in parte dai terrieri lombardi, parte dai terrieri svizzeri, e comprende nel resto una porzione del bosco comunale denominato Cottimo [o Cottima n.d.r.]; E che il secondo spazio è tutto in godimento di privati possessori".

 

 

Qualche giorno dopo fu eseguita una visita anche alla Costa di San Martino (29 settembre 1845):

 

"visita del confine che in prossimità della porzione di territorio di Campione suddetto che resta sulla riva di ponente del Lago di Lugano sotto la denominazione di S. Martino si eseguisce un'escavazione di pietre per la costruzione dei ponti e diga da Melide a Bissone; e nascendo dubbio che con tale escavazione venisse intaccato il territorio lombardo, trovò opportuno di verificare i relativi termini di confine.

 

Trasferitasi perciò la detta Delegazione sul luogo colla scorta di una copia dell'istromento di conterminazione 16 luglio 1675, di altra copia del processo verbale di visita 26 luglio 1817 e del relativo tipo per la ricognizione e rimpianto dei termini di confine nella ridetta località, ha riconosciuto:

 

1° Che sussistono li termini di sarizzo indicati nel citato tipo con li numeri progressivi 1, 2, 3, 4, 5 e 6, e colle marche ed incisioni per confine descritte nel nominato istromento del 1675 e processo verbale del 1817;

 

2° Che non si sono potute rinvenire le incisioni sullo scoglio costituente il termine di confine n. 7;

 

3° Che dagli istituiti confronti di misura risulta però che il sasso grosso vicino al lago dimandato (nell'istromento del 1675 ed indicato sul tipo) il Sasso Negro corrisponde ad un grosso scoglio sporgentesi ad angolo nel lago;

 

4° E che detto Sasso Negro sussiste tuttora nella sua integrità, venendo in presente praticata l'escavazione delle pietre a qualche distanza dal sasso medesimo verso Lugano".

 

 

La carta topografica svizzera, chiamata Carta Dufour, alla scala di 1:100000 e pubblicata tra il 1842 ed il 1864, riporta chiaramente la linea di confine sia di Campione che della Costa di San Martino.

 

 

Comunque, tutte le visite di confine non portarono alla risoluzione delle dispute da come si evince dal verbale di mancato accordo del 6 ottobre 1845:

 

"E la quarta [disputa n.d.r.] tra il detto territorio di Arogno e quello di Campione lombardo, dal termine sotto le case dette di S. Evasio al termine sul dosso di Scirè e dal termine nel sito di Pavone all'incontro del territorio di Bissone svizzero;Veduto ed esaminato: [...] E sulla quarta questione il processo verbale di visita 23 settembre, l'estratto della mappa censuaria di Campione, e le rispettive relazioni peritali del giorno primo ottobre [...] Non potendo le due Delegazioni mettersi d'accordo su di una unica linea di confine, nè potendo convenire nei progetti di transazione reciprocamente proposti, e persistendo perciò ciascuna Delegazione nel proprio assunto, con ritenersi cioé per parte della Delegazione Svizzera le linee in colore giallo dei relativi tipi, e per parte della Delegazione Lombarda gli andamenti in colore rosso dei tipi medesimi per il più vero confine di Stato, si è conchiuso di doversi rispettivamente subordinare il risultato delle istituite pratiche e trattazioni ai propri Governi per le analoghe superiori determinazioni.[...] La sesta ed ultima quistione fra Campione lombardo ed Arogno è di pochissima entità. [...] È da avvertirsi che il comune di Campione all'epoca del trattato di Varese era un feudo dell'abate di S. Ambrogio, e non cadendo per questo motivo nel dominio territoriale dell'antica Lombardia Austriaca, non ha potuto venire in alcuna contemplazione nel trattato di Varese. Oltre le dette questioni territoriali era stata contemplata nell'antecedente carteggio, [...] una settima questione, cioé quella della comproprietà del bosco Cottima fra i comuni di Campione lombardo e Arogno svizzero. [...] si è però dimostrato come una tale questione nulla aveva in comune colle questioni di confine, ma era una vertenza di diritto privato fra i due comuni. [...] In quanto alle questioni rimaste prive di qualsiasi progetto di amichevole accordo [...] tra lo stesso Arogno e Campione lombardo, lo stesso i.r. vice-delegato proporrebbe in vista dell'attuale possesso e delle risultanze delle assunte ispezioni, che dimostrano ad evidenza il vero confine di Stato giusta il trattato di Varese ed atti relativi essere quello che è conforme all'assunto dei comuni lombardi, di mantenere questi ultimi comuni nell'esercizio del loro possesso di fatto, escluso ogni intervento giurisdizionale delle Autorità ticinesi".

 

 

Nella transazione del 9 ottobre 1849 si approvò la Convezione del 13 giugno 1849 che all'art. 1 risolveva la vertenza del bosco come segue:

 

"il comune ed uomini di Arogno debbano godere in perpetuo della facoltà di far pascolare i loro bestiami e di far legni nei pascoli e boschi del comune di Campione dalla linea circoscrivente i rispettivi territori fino alle terre coltive di Campione, e che viceversa il comune ed uomini di Campione aver debbano in perpetuo la facoltà di far pascolare i loro bestiami e far legna nei pascoli e boschi di Arogno dalla detta linea territoriale all'insù fino alla chiesa di S. Vitale, la qual chiesa è posta sopra la costa fra detti comuni, e coma va lo spirizio del monte Arogno, sino alla sommità del detto monte d'Arogno, all'ingiù verso il detto luogo di Campione e verso il lago".

 

 

In definitiva, si concluse di respingere le pretese del Governo Ticinese tendenti ad alterare il territorio di Campione, dichiarando, altresì, che ogni azione lesiva sarebbe stata considerata una violazione di territorio. Lo stato di incertezza fu evidenziato in un rapporto del 13 gennaio 1846 nel quale si ribadiva che il trattato di Varese del 1752 non poteva applicarsi a Campione perché feudo di Sant'Ambrogio.

 

 

Due ulteriori tentativi di risolvere la controversia di Campione si hanno nel 1852 e nel 1854 senza, peraltro, una conclusione documentale ufficiale.

 

 

Nel 1856 il Governo svizzero presenta al Governo austriaco un'altra proposta che, sottoposta al governo di Milano l'anno seguente, viene respinta.

 

 

La perdita del Lombardo-Veneto da parte dell'Austria interrompe l'azione diplomatica ed il suo successore, il Regno d'Italia, continuò le trattative che portarono alla Convenzione di Lugano del 5 ottobre 1861 (Il testo della Convenzione è pubblicato in GAZZETTA UFFICIALE, n. 134 del 6 giugno 1862).

 

 

Tra le regole che la Commissione si diede per il lavoro di delimitazione, la seconda riguarda direttamente Campione scegliendo di adottare come confine i limiti amministrativi attuali per i territori non considerati nel trattato di Varese. La terza regola riguarda più in generale il metodo di demarcazione dando disposizioni di collocare i nuovi termini con le iscrizioni analoghe a quelli più antichi. La quinta regola stabilisce la possibilità di utilizzare la cartografia disegnata negli anni precedenti verificandone prima la rispondenza alla realtà sul terreno.

 

 

In definitiva, la controversia di Campione fu dichiarata come questione XI e per il momento risolta con la demarcazione del confine. La Costa di San Martino fu definitivamente ceduta alla Svizzera ed in quell'occasione fu disegnata una dettagliata mappa con i termini di confini.

 

Per quanto riguarda la cessione della sponda occidentale si affermava che

 

"la Costa di San Martino, finora posseduta dal comune di Campione qual parte del suo territorio e di ragione privata sull'opposta riva occidentale del Lago di Lugano, viene ceduta alla Confederazione Svizzera, ed insieme ad essa la giurisdizione sulla metà del lago interposto alle condizioni stesse che si verificano in generale colà dove le due rive del lago sono l'una di proprietà italiana l'altra di proprietà svizzera".

 

 

La cessione della Costa di San Martino si può considerare sotto due punti di vista. Il primo prettamente legato alle consuetudinarie norme che regolano il possesso dei territori, ossia questo lembo di terra non era legato strettamente al borgo di Campione e la Costa, come si è già detto, storicamente era usata dagli svizzeri per l'adempimento delle sentenze capitali. In secondo luogo il nuovo Regno d'Italia desiderava intrattenere subito buoni rapporti di vicinato per cui potrebbe aver deciso la cessione come gesto distensivo viste anche le numerose altre controversie da risolvere in punti, forse, ben più delicati. Più in generale la Convenzione del 5 ottobre 1861 fu svantaggiosa per i comuni lombardi.

 

 

Tra il 1899 ed il 1901 si decise una nuova generale revisione del confine italo-svizzero, con la sostituzione di molti termini logori o poco visibili, rinnovazione delle insegne su altri e la demarcazione di termini intermedi per meglio indicare la linea di confine in zone poco definite dal punto di vista orografico.

 

 

Il verbale del 12 agosto 1901 attesta la decisione di rivedere il confine di Campione con la descrizione dei nuovi termini da usarsi, ossia parallelepipedi di granito smussati agli angoli:

 

"pei cippi nuovi e per quelli rinnovati impiegati nella delimitazione oggetto del presente verbale fu adottato il tipo piccolo in pietra granitica delle cave di Osogna, dell'altezza di m. 1.0, larghezza di m. 0.30 e spessore di m. 0.18, sporgente dal suolo per m. 0.60. Ha spigoli smussati e testa leggermente arrotondata [...] Sulle teste furono incise le direzioni ai due termini adiacenti: sulla faccia rivolta verso l'Italia venne scolpita la lettera I, su quella che guarda la Svizzera la lettera S, ambedue queste iniziali dell'altezza di m. 0.12. Sotto le predette iniziali vennero incisi da una parte il numero del termine, dall'altra parte il millesimo 1901".

 

Il testo prosegue con la descrizione della demarcazione che rispetto alla precedente ha le seguenti novità:

 

1) aver apposto un nuovo termine (numerato con 1) che "trovasi a m. 2.50 di fronte alla cifra I, unica antica indicazione grossolanamente scolpita nella roccia, la quale si eleva a picco sulla sponda sinistra del citato corso d'acqua [il ruscello detto 'La Valle del Mulino di Caprino' n.d.r.]. Il nuovo termine è solidamente incastrato nella roccia mediante muratura in malta idraulica e porta il numero inciso sulla faccia italiana";

 

2) al termine 2 furono aggiunte le lettere I ed S e, sotto, il millesimo 1901;

 

3) gli antichi termini 3, 4, 5, 6 e 12 furono sostituiti con dei nuovi manufatti (alcuni dei quali tutt’oggi in opera, n.d.r.);

 

 

 

 

il termine 3 visto da sud o da nord

 

 
 

     
 

 

il termine 6 visto da ovest o da est

 

 

 

 

 

4) fu apposto il nuovo termine 15:

 

"Il cippo fu posto in verticale corrispondenza dell'asse del ruscello ed è incastrato nel muro di cinta, dal quale sporge per soli m. 0,04. Sull'unica faccia visibile porta le iniziali I ed il n. 15".

 

 

La foto allegata ai verbali degli anni Trenta del passato secolo indica anche la presenza sul termine di un segmento a sinistra della I ed una S ancora più a sinistra; sotto alle sigle degli Stati confinanti è inciso il numero 15 al di sotto del quale, a sua volta, è inciso il millesimo 1901. In testa vi erano le linee direttrici disegnanti un angolo retto con vertice alla Svizzera.

 

 

Nel giugno 1921 una Commissione italo-svizzera effettuò una nuova dettagliata ricognizione del confine redigendo il verbale del 25 settembre 1923:

 

"I confini del comune italiano di Campione, già feudo del convento di S. Ambrogio di Milano, circondato per ogni parte dai comuni svizzeri di Castagnola (ora Lugano, n.d.r.) , Arogno e Bissone e dal lago, erano stati accertati nella convenzione fra la Svizzera e l'Italia del 5 ottobre 1861, alla quale è annesso un tipo alla scala di 1:4000.

 

Sopra un percorso di circa m. 3351 erano stati piantati 14 termini.

 

La Commissione incaricata nel 1901 di rivedere anche questa parte del confine italo-svizzero si era limitata a rinnovare alcuni termini deteriorati e a piantarne due nuovi, l'uno sulla sponda destra del ruscello detto "La Valle del Mulino di Caprino", che trovasi di fronte al numero 1 scolpito, nel 1861, in una roccia della sponda sinistra; l'altro sul ciglio occidentale della strada Campione-Bissone, che porta il n. 15 (vedi processo verbale del 12 agosto 1901).

 

La Commissione sottoscritta incaricata di sistemare il confine italo-svizzero percorse nel giugno 1921 anche questo tratto della frontiera, e constatò che una migliore demarcazione della linea di confine era necessaria.

 

A questo scopo fu dapprima praticata lungo il confine, nel folto bosco, una radura di m. 3, che dovrà essere mantenuta dai due Stati anche in avvenire (vedi processo verbale del 24 luglio 1921).

 

Vennero poi intercalati 37 nuovi termini consistenti parte in targhe di ghisa sorrette da aste di ferro, parte in cippi di granito.

 

Si è infine trovato conveniente di collocare sulla riva svizzera, di fronte a Campione, due termini di riferimento portanti le cifre 0 (zero) e 17, i quali segnano coi termini 0 e 17 sulla riva italiana i punti estremi di quella parte di lago che è compresa tra una sponda svizzera e una sponda italiana, e sulla quale perciò la sovranità dei due Stati si estende fino alla linea mediana dello specchio d'acqua.

 

Al presente processo verbale va annesso un tipo planimetrico nella scala di 1:5000, ricavato dalla mappa di Campione e d'Arogno, il quale indica la posizione dei termini, i loro numeri e le quote di altitudine.

 

[...] Tutti i termini nuovi di granito portano, oltre il numero d'ordine, il millesimo 1921, l'iniziale S sulla faccia rivolta verso la Svizzera e l'iniziale I su quella rivolta verso l'Italia.

 

Le targhe portano sul lato verso la Svizzera la parola SVIZZERA ed il millesimo 1921, sul lato verso l'Italia la parola ITALIA ed il numero d'ordine.

 

Le targhe sono lunghe m. 0.50, alte m. 0.35 e spesse m. 0.01 con cornice smussata agli spigoli e con lettere in rilievo. Il fondo è dipinto in bianco, le lettere e i numeri in rosso. Sono fermate con bulloni a vite ad aste di ferro a T alte circa 3 metri, dipinte in rosso e murate nel suolo presso i cippi di granito.

 

Tutti i termini sono piantati sulla linea di confine, salvo la targa e il cippo n. 7 e la croce 6B, che si trovano sul ciglio di un sentiero che forma confine.

 

I termini nuovi di granito sono lunghi m. 1 e interrati per metà in un basamento di calcestruzzo. Tutti i cippi, vecchi e nuovi, portano scolpiti sulla sommità i tratti di direzione, salvo i cippi 0 (zero) e 17 sulle due rive, i quali hanno la sommità a forma di diamante.

 

I cippi del 1861 vennero consolidati in una base di calcestruzzo".

 

 

Si decise durante quell'operazione di effettuare un taglio del bosco lungo il percorso dalla linea di confine per una fascia larga 3 metri che si sarebbe dovuta mantenere anche in futuro (in realtà non è più così). Per rendere più visibili i luoghi dei termini di confine furono piantate delle targhe in metallo alte circa 3 metri colorate di rosso e bianco. Allegati al processo verbale vi sono una planimetria alla scala di 1:5000 con la localizzazione dei termini, una tabella con i dati della poligonale della linea di confine ed un'altra tabella con i dati sui termini di riferimento situati sulla sponda svizzera. In quest'occasione fu meglio definito il tracciato del confine tra i termini 6A e 7A. Per poter comprendere in parte il fatto che, pur con tante demarcazioni, si sono mantenute situazioni di tracciato così tortuose, bisogna considerare che anche il minimo trasferimento di territorio comporta un notevole lavoro di aggiornamento catastale che, probabilmente, non si è ritenuto giustificato eseguire.

 

 

Confrontando le mappe del catasto teresiano e quelle della demarcazione degli anni Venti del XX secolo si notano differenze.

 

 Due sono i punti del confine che risultano interessanti.

 

Il primo è quello in corrispondenza del tratto tra i termini 6A e 8. La planimetria moderna presenta un andamento tortuoso, mentre sulle mappe del teresiano in quel punto la linea di confine è ben definita con segmenti rettilinei.

 

Il secondo tratto è tra l'angolo sud-orientale fino al lago. Sul teresiano il confine proveniente da nord prosegue ben oltre il termine 14 ed il tratto discendente al lago corre più a sud della Valle della Punta. Inoltre, in prossimità del lago la linea di confine discende perpendicolarmente alla riva senza seguire la strada fino alla chiesa della Madonna dei Ghirli come definito nel 1861. Ciò sembra avvalorare la tesi che il quadrilatero di terreno in prossimità della chiesa era di Campione.

 

 

Tra il 1929 ed il 1936 fu effettuata una nuova ricognizione generale del confine italo-svizzero da Cima Garibaldi al Monte Dolent poiché la vecchia linea presentava tratti incippati, tratti con incippamento superfluo, tratti lungo i quali era necessario un nuovo incippamento. In questo contesto la documentazione era talvolta parziale o persino insufficiente. In base a ciò alla Commissione mista fu dato il compito di rivedere il vecchio incippamento per eseguire le necessarie operazioni di manutenzione, definire con sopralluoghi le divergenze in essere in alcuni tratti non incippati, eseguire la demarcazione dove necessario e/o mancante ed, infine, redigere un'esauriente documentazione descrittiva e tecnica della linea di confine. Rispetto alla precedente demarcazione degli anni Venti, fu aggiunto, nel 1935, un secondo termine 15 ad est del precedente, costituito da un parallelepipedo di granito.

 

 

Nel maggio 1943 furono riverniciate tutte le tabelle verticali perché arrugginite e tale manutenzione fu eseguita dalla Svizzera in base al punto C paragrafo b del REGOLAMENTO PER LA MANUTENZIONE DEI TERMINI DELL'INTERO CONFINE ITALO-SVIZZERO COMPRESO FRA PIZ LAT O PIZ LAD ED IL MONTE DOLENT allegato alla CONVENZIONE FRA LA CONFEDERAZIONE SVIZZERA E IL REGNO D'ITALIA PER LA MANUTENZIONE DEI TERMINI DELL'INTERO CONFINE ITALO-SVIZZERO COMPRESO FRA PIZ LAT O PIZ LAD ED IL MONTE DOLENT del 24 luglio 1941 tuttora in vigore che le affida completamente questo tratto di confine italo-svizzero (GAZZETTA UFFICIALE, Suppl. Ord., n. 198 del 24 agosto 1942).

 

 

L'ultimo importante lavoro di rettifica del confine fu eseguito nel 1964 lungo la Valle della Punta a seguito dei lavori di canalizzazione e copertura di un tratto del riale. In quell'occasione furono demarcati sei nuovi punti di confine dei quali solo quattro identificati come termini con il progressivo 14 seguito da una lettera.

 

 

L'anno successivo, 1965, a seguito della demolizione di un muro di cinta lungo il confine, il termine 15 del 1901 ad ovest della strada venne sostituito con una targa orizzontale di bronzo di 20 x 20 cm incastonata nel manto stradale.

 

 

 

Nel 1985 si dovette procedere ad una sua ridemarcazione a causa di lavori stradali che lo avevano spostato.

 

 

Anche il cippo di confine riportante il numero 16, nell’anno 2004, è stato sostituito con una placca metallica al suolo, per permettere i lavori di allargamento del marciapiede di viale Marco da Campione

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 


Riferimenti bibliografici:


 


- ADAMI V., Storia documentata dei confini del Regno d'Italia, vol. II, parte II, Documenti, Confine italo-svizzero, Roma, 1926


- ADAMI V., Storia documentata dei confini del Regno d'Italia, vol. II, parte I, Narrazione, Confine italo-svizzero, Roma, 1927


- Il confine del territorio dell'exclave italiana di Campione d'Italia - A cura di Tullio Aebischer pubblicato suhttp://www.globalgeografia.com/


 


 


 


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